Se la passione per la traduzione dalla propria lingua d’origine a un’altra o viceversa è la propria passione, si può prendere in considerazione la possibilità di trasformare la propria passione in una professione, nel proprio lavoro. Pressoché tutte le università sparse sul territorio del Belpaese o, perlomeno, quelle che si avvalgono di una facoltà di Lingue e letterature straniere, prevedono la possibilità di iscriversi in corsi dedicati all’attività di traduzione e mediazione. Non si tratta solo di meccanica sostituzione di una parola in un’altra, non basta questo per filtrare nel migliore dei modi lo stesso messaggio in un altro mezzo di comunicazione orale che è sempre veicoli di valori e culture stratificate. Diventare un traduttore professionale significa avere coscienza della responsabilità di dover fare da ponte tra un sistema culturale e un altro.

Passata la fase della formazione, occorre ad un certo punto capire in che direzione profondere i propri sforzi per entrare a pieno titolo a far parte della schiera dei traduttori e interpreti. Lo si può fare da freelance, con possibilità di guadagno virtualmente illimitate ma con il problema di dover gestire autonomamente il proprio parco clienti – e doversene continuamente procacciare di nuovi, oltre a gestire l’esistente una volta fidelizzato – o collaborando con un’agenzia di traduzione in qualità di dipendente. Nel primo caso è possibile lavorare in regime di ritenuta d’acconto fino ad un massimo di entrate annuali di cinquemila euro. Nel caso in cui si pensasse di superare questa soglia – ciò che tutti dovrebbero auspicarsi – è obbligatorio prendere in considerazione di aprire partita iva. In ogni caso ci si dovrà iscrivere, non esistendo un vero e proprio albo dei traduttori e degli interpreti, alla gestione separata Inps.

Il traduttore professionale si avvale di strumenti ad hoc pensati per facilitare ed automatizzare (non nel senso inteso da servizi come Google Translate quanto nell’assistenza al professionista) il processo di traduzione. Si chiamano cat tools, ovvero software specializzato dedicato a una determinata categoria professionale.

Il guadagno per traduzione si aggira, in media, ad una cinquantina di euro per cartella (al netto delle imposte e dell’iva). Ovviamente, in special modo quando si è agli albori della propria carriera, è più prudente e saggio proporre tariffe concorrenziali al fine di conquistare nuova clientela da poter fidelizzare nel corso del tempo con la qualità del servizio offerto. È una regola generale, infatti, che mantenere basso il prezzo, di per sé, non è garanzia di allargare clientela ma, al contrario, certezza di svalutare il proprio lavoro.